mercoledì 1 luglio 2020

XIV ATLETICA 2000 MEETING - 12 LUGLIO 2020



L’Associazione sportiva dilettantistica Atletica 2000 con il patrocinio del Comune di Codroipo ed il consenso della F.I.D.A.L.  e della F.I.S.P.E.S. organizza il

TEST DI ALLENAMENTO CONTROLLATO (TAC)

denominato

XIV ATLETICA 2000 MEETING – 12 LUGLIO

ALPE ADRIA ATHLETIC LEAGUE

                                                                                        

 

Polisportivo comunale di Codroipo Via Circonvallazione Sud 96



 

 

REGOLAMENTO

Con l’approvazione del Comitato Regionale della Fidal, l’A.S.D. Atletica 2000 organizza il Test di allenamento controllato denominato XIV ATLETICA 2000 MEETING – Alpe Adria Athletic League, aperto alle categorie R/C/A/J/P/S M/F. Il regolamento della manifestazione si adegua alle direttive della Fidal. Il meeting è sanzionato come internazionale per la Fispes.


La partecipazione al TAC è sottoposta al Protocollo anti Covid-19 redatto dall’ASD Atletica 2000 su indicazione delle misure governative, regionali e della Fidal. Il TAC è a porte chiuse ovvero l’accesso è consentito agli atleti iscritti, ai tecnici societari, allo staff dell’ASD Atletica 2000, ai GGG FVG e ai dirigenti della Fidal nonché agli ospiti legati al protocollo delle premiazioni.  Il non rispetto delle procedure previste e la mancata consegna degli allegati implica l’impossibilità di accedere al Polisportivo

 

PARTECIPAZIONE gare A/J/P/S/master maschili e femminili:

MASCHILI: 100m - 400m - 800m - Salto in Lungo - Asta - Martello - Disco

FEMMINILI: 100m - 400m - 800m - Salto in Lungo - Asta - Martello - Disco

Ci/e: 80m – Asta - Martello

Ri/e: 60m 

FISPES: 100m - 400m - 800m - Salto in Lungo e Disco SU INVITO

 

PREMI ai primi 3 risultati J/P/S del MEETING, suddivisi per gruppi di specialità sulla base delle tabelle di punteggio Fidal:

Gruppo corse (100-400-800) M/F:

300,00 € 1° posto, 200,00 € 2° posto; 100,00 € 3° posto

Gruppo salti (asta-lungo) M/F:

300,00 € 1° posto, 200,00 € 2° posto; 100,00 € 3° posto

Gruppo lanci (disco-martello) M/F:

300,00 € 1° posto, 200,00 € 2° posto; 100,00 € 3° posto

 

FISPES

100,00 € per ogni record italiano

Verranno inoltre premiati con medaglia i primi 3 atleti per ogni gara

DISPOSITIVO: clikka al link http://fvg.fidal.it/calendario/14-Atletica-2000-Meeting/REG23969 e scarica l'autocertificazione

ISCRIZIONI:

On-line entro Venerdì 10 Luglio alle ore 20.00 conferma in Segreteria almeno 60’ prima di ogni singola gara

Le iscrizioni terranno inoltre conto di tali modalità:

·         massimo 60 partecipanti maschili e 60 femminili per ogni disciplina di corsa (la graduatoria dei partecipanti verrà stilata in funzione del PB 2019)

·         massimo 15 partecipanti maschili e femminili per i concorsi (la graduatoria dei partecipanti verrà stilata in funzione del PB 2019)

I GGG definiranno una start list il giorno precedente al meeting pubblicandola sul sito della federazione regionale.

L’organizzazione, in accordo con i GGG, si riserva di inserire atleti locali o che non hanno la possibilità di iscriversi on-line (atleti stranieri o atleti appartenenti alla società organizzatrice).

domenica 21 giugno 2020

CENTRI SPORTIVI DIFFUSI 6-11 ANNI AD ARIIS DI RIVIGNANO-TEOR



PARTONO I CENTRI SPORTIVI DIFFUSI PER LE SCUOLE MEDIE



A partire dal 5 luglio

E' l'occasione per provare le discipline dell'atletica leggera dai salti (lungo, alto, triplo, asta) ai lanci (peso, disco, martello, giavellotto) alle corse veloci e di resistenza con o senza ostacoli. Il tutto grazie tecnici preparati e capaci di farti divertire. Assieme all'attività sportiva proponiamo dei laboratori quali Murale, Organizziamo una festa, l'Orto sinergico... insomma ce n'è per tutti i gusti!

info:
email asdatletica2000@gmail.com
cell. 333-1067589

martedì 26 maggio 2020

ATLETICA E' LIBERTA'! racconto di Antonella Inga #restiamouniti



Avete mai provato a correre bendati su un rettilineo? Non avere alcun riferimento visivo per un vedente è un'esperienza molto impegnativa. Si perde letteralemente il controllo e la coordinazione, non si riesce a seguire la linea retta, ci si toglie dopo pochi metri la benda.
Obbligati a non vedere si devono acuire gli altri sensi, così migliora poco alla volta l'equilibrio, la capacità di controllare i movimenti, la reattività ma... senza una guida tutto ciò non è possibile!
Antonella e Giulia. Antonella si muove con gli occhi di Giulia come se i due corpi fossero un tutt'uno. Giulia ha imparato che la vista di Antonella è profonda perché vede oltre non vedendo, va nel profondo. Nella realtà entrambe sono guide ed entrambe sono guidate. Tutte due inseguono ala linea, fisica o immaginaria, del traguardo.

Matteo Tonutti
D.S. ASD Atetica 2000

Atletica per me ha sempre significato libertà. Ho iniziato a correre all’età di nove anni nel gruppo sportivo del mio paese brianzolo. Adoravo gli allenamenti con gli ostacoli, il salto della corda, il lungo. La sensazione di rimanere sospesa per aria anche se per pochissimi secondi mi faceva sentire leggera, svincolata da qualsiasi contatto fisico. Solo l’aria e il mio corpo. Trovavo fantastiche queste sensazioni e me ne innamorai facilmente.

Decisi che, dopo il basket, la danza e il nuoto avevo finalmente trovato lo spazio che più mi rappresentava e mi faceva star bene, e che non l’avrei mai lasciato.

E così feci, anche quando i medici mi diagnosticarono una malattia genetica rara della vista che avrebbe lentamente rubato nitidezza alle immagini. Travolta dallo sconforto appesi per qualche tempo le scarpette al chiodo incapace di affrontare le difficoltà emotive e fisiche che la perdita di vista mi sottoponeva.

Poi conobbi la Fispes, e la pista fu di nuovo sotto i miei piedi,., con una aggiunta: un cordino e Giulia.

Ci siamo conosciute un anno fa, quando ho iniziato ad aver bisogno di una guida per continuare a praticare la mia più grande passione. Lei, ex ostacolista, aveva smesso di allenarsi da qualche tempo e non riuscendo ad abbandonare totalmente l’atletica decise di offrire i suoi occhi per condividere insieme a me le emozioni della corsa.

Due modi di correre diversi, lei una falcata ampia, io più frequente. Due braccia che quindi dovevano coordinarsi, precise ed efficaci perché il rettilineo è breve e la sintonia è fondamentale

Impegno, costanza, tenacia e sorriso. Allenamento dopo allenamento abbiamo scoperto di essere legate oltre che da un cordino da un’amicizia sincera e da una fiducia reciproca che ora ci rendono inseparabili.

Quando le dissi che eravamo state invitate a partecipare al Golden Gala nel giugno 2019, dall’altra parte del telefono lei fu incapace di trattenere un grido di gioia. E da quell’annuncio fino al giorno in cui varcammo la pista dello stadio olimpico, lei non smise di ripetermi il suo motto ”non dire gatto se non ce l’hai nel sacco!”. Non voleva credere che fosse vero partecipare a quell’evento non come spettatrice abituale, ma come atleta.

Insieme all’entusiasmo però anche tanta preoccupazione e tanti dubbi... correvamo insieme da solo un mese e molti erano i dettagli tecnici da sistemare. La partenza dai blocchi, la coordinazione, l’attenzione sul traguardo perchè io fossi più avanti di lei.

Così nelle settimane precedenti alla nostra prima gara, sotto l’occhio attento di Elisa, la nostra allenatrice, abbiamo concentrato tutte le energie nel tentativo di perfezionare al massimo in quei pochi giorni, tutte le imperfezioni del caso.

Prima di partire alla volta di Roma, un’unica raccomandazione da parte di Elisa: “Pensate solo a correre veloci, il resto viene da sé!”

Elisa per me un esempio, tenace, tosta, sempre proiettata oltre le difficoltà, incredibilmente pronta alla risoluzione dei problemi, una super allenatrice e una super donna, che ci diede la carica per affrontare con il giusto atteggiamento quella prima sfida.

Allo sparo quindi lasciammo da parte tutti i timori determinate a dare del nostro meglio e a divertirci.

Tagliammo il traguardo per prime, registrando il personale sui 100 metri, il risultato di un trio tutto al femminile che ci diede la carica per affrontare la stagione agonistica appena iniziata. Io e Giulia ci scambiammo i pettorali per scrivere dietro una dedica in ricordo della nostra prima gara insieme e mi emozionai particolarmente alle parole di Giulia “Grazie per avermi regalato un sogno”.

Ne fui colpita. Lei ringraziava me. Fui contenta e al contempo sollevata di aver ricompensato il suo prezioso aiuto, la sua presenza silenziosa ma indispensabile che mi facevano sentire in debito.

Credo che questo sia il ricordo più bello che mi porto di quella sera, l’insegnamento che Giulia inconsapevolmente mi diede con il suo inaspettato ringraziamento: la reciproca riconoscenza per la condivisione di momenti ed esperienze che l’una dona all’altra.

Giulia mi dice spesso che conoscendo l’atletica paralimpica ha conosciuto un’atletica nuova, che non aveva mai considerato, con dei valori aggiunti preziosi: il condividere gli allenamenti, l’adrenalina della gara, la fatica, il traguardo, le sconfitte, gli errori.. Lei non ha mai considerato l’atletica come uno sport individuale, ma da quando corre come guida ha rafforzato ancor di più questa sua convinzione ed è bello sapere, che anche chi fa da guida possa provare emozioni forti, al pari dell’atleta con cui sta correndo.

Non so se mi sono spiegata bene, a volte il fatto di aver bisogno di un braccio per camminare, di una persona che ti aiuti ti fa credere di essere costantemente in difetto, in debito per la generosità e l’attenzione che ti stanno dedicando. Invece ti accorgi che anzitutto chiedere aiuto non è qualcosa di negativo e che senza saperlo dai la possibilità all’altro di conoscere qualcosa di nuovo, dove magari trova spazio un lato nuovo di sé.

Giulia non sapeva cosa volesse dire guidare un atleta ipovedente, e il fatto di averlo scopertole sta dando la possibilità di continuare a praticare la sua più grande passione sotto un’altra luce, nuova e arricchente, e di questo ne sono immensamente felice.

Antonella Inga

lunedì 25 maggio 2020

L' ALFABETO DELL' ATLETICA 2000! #restiamouniti




Cari bimbi 🤸🏻‍♂️

la parola "Atletica" ci ha accompagnati spesso in queste lunghe settimane passate a casa e adesso tocca a noi rappresentarla al meglio 🎨

Per l'attività "L'alfabeto dell'Atletica2000" potrete utilizzare tutto ciò che volete (libri, oggetti, parti del corpo, sassi, ecc.) per riprodurre la parola *ATLETICA*  📚


Una volta finita fate una foto della vostra scritta e mandatecela, le 6 foto con le scritte più belle e originali verranno pubblicate sul blog dell'Atletica2000 📸 

Avete tempo fino a giovedì 28 maggio, liberate la vostra creatività e fantasia..buon lavoro!! 😜

Spediteci la foto del vostro lavoro alla mail asdatletica2000@gmail.com o via whatsapp al 333-9554482 o al 333-1067589


A presto!
Vittoria &Atletica 2000 😚

ecco alcuni lavori:

Eva e Elisa

Eva e Elisa


Giacomo


Iacopo


Francesco

domenica 24 maggio 2020

10 NOVEMBRE 2019, LO STRANO GIORNO DEL RISCATTO - Racconto di Francesca Cipelli#restiamouniti


Francesca Cipelli, per chi ha avuto il piacere di conoscerla, è un tornado di sorrisi e risate che riesce a mettere q chiunque buon'umore. E quando vieni sommerso da questo torrente in piena ti rendi conto di che valore ha la sua esperienza per chiunque ha paura di parlare di se stesso, delle proprie insicurezze, delle proprie anormalità (perché tutti ne abbiamo una o più, anche i supereroi), delle proprie sconfitte. Qui, con Francesca, c'è sempre il sorriso al posto della punteggiatura, è il sorriso che mette le pause, i punti e le virgole. Francesca è invidiabile perché sa portare a galla valori reali e, senza che tu te ne accorga, cominci a capire quanto limitiamo la nostra vita con inutili orpelli.

Matteo Tonutti

D.S. ASD Atletica 2000

Qualche settimana fa leggo un messaggio: “ti va di condividere un ricordo?”

Ci ho pensato e ripensato ma, nella mia mente offuscata e confusa dall’anormale quotidianità di questo periodo storico, non c’era nulla che valesse la pena di essere raccontato. Fino a una domenica qualunque, in cui come tutte le mattine accendo il telefono, vedo la data ma rimango folgorata: era il 10 maggio 2020. La mia mente in quel momento inizia ad elaborare freneticamente i ricordi, perché quel preciso giorno non solo era la festa della mamma (auguri a tutte), ma anche la ricorrenza di una data che mi cambiò profondamente e che segnò la mia maturazione sportiva e la mia consapevolezza come atleta a tutti gli effetti.

Sono passati 6 mesi dal sogno di una vita, la mia gara ai mondiali paralimpici di Dubai, che fu anche una giornata parecchio strana; cercherò ora di narrarvela.

Il 10 novembre 2019 fu un giorno speciale, sicuramente pieno di entusiasmo per la gara imminente, ma anche perché successero delle cose assai fuori dall’ordinario. Questo mi sorprese ancora, nonostante agli europei di Berlino, l’anno prima, capitò un imprevisto analogo: mi venne chiesto di cambiare stanza d’hotel il giorno della mia gara. Sarebbe stata una banalità se non fosse che ero l’agitazione in persona, e quest’imprevisto fece frantumare il mio vaso di Pandora; la gara fu infatti un disastro, perché terminai al 4o posto, a due centimetri dal bronzo. 

Questa volta, però, già la sera prima partì col piede sbagliato, quando le porte dell’ascensore mi si chiusero sul ginocchio destro (quello di Emy) mentre stavo uscendo direzione camera. Anche se ero psicologicamente ed emotivamente stabile il fatto mi lasciò ugualmente perplessa, ma non ci diedi molto peso. Il mattino seguente altra sorpresa: mi ritrovai il tecnico dell’hotel in camera perchè doveva “controllare la tv”. Non l’avevo mai accesa, però gli lasciai fare il suo lavoro, mentre mentalmente ridevo rumorosamente; “ci risiamo” mi dissi, credendo la stranezza fosse finita lì. Invece era solo l’inizio. 

Prima di pranzo dovevamo fare la foto di squadra all’aperto, vicino all’hotel, ma il cielo si ingrigì così tanto che fummo costretti a farla in hotel. Questo mi fece ricordare che era da giorni che tutti i volontari della manifestazione erano in estasi per la previsione di pioggia, evento più unico che raro considerando che la metropoli sorge nel deserto. Anche a ciò non badai molto perché mi dissi che le previsioni meteo sarebbero state inesatte, come spesso avviene. Nel primo pomeriggio, poco prima di mettermi la divisa da gara, invece, dalla grande finestra della mia camera, scorgo accadere l’inevitabile: la pioggia inizia a bagnare la calda Dubai. Ripensandoci anche l’anno prima, di nuovo a Berlino, solo il giorno della mia gara la temperatura si abbassò drasticamente, c’era piovischio e forte vento!

Decisi che non mi potevo ri-lasciare sopraffare da ciò che non è in mio controllo. Iniziai a pensare all’annata che mi aveva condotto fino a lì, alla forma che resisteva da metà febbraio, quando avevo stabilito il primo record italiano dell’annata, e che nonostante i 9 mesi passati non ero calata nelle prestazioni, anzi! Pensavo ai sacrifici fatti per poter gareggiare rinunciando e mettendo in secondo piano la famiglia, gli amici e l’università. Pensavo a quanto avevo creduto e sperato negli anni anni precedenti, quando vidi il mondiale di Londra sfumare per un niente. E pensavo, pensavo alla dedizione delle persone che lavorano con e per me in questo obiettivo condiviso, alla federazione che aveva creduto, scommesso ed investito molto in me. Per queste ed altre ragioni mi dissi che non mi sarei lasciata rubare la gara più importante della vita per dei futili eventi inattesi.

 Durante il riscaldamento, per fortuna, la pioggia era ormai un ricordo. “Pista bagnata, pista fortunata” mi dissi.

All’ingresso della call-room non potevo essere più carica. Nel riscaldamento il coach, che ormai era diventato confidente, mi disse che stavo bene e che avevo tutte le carte in regola per fare una bella gara. In effetti avevo ottime sensazioni e mi sentivo invincibile.

In gara la situazione cambiò, iniziai a sentire la tensione, ma era negativa. La cinese, già primatista mondiale, fece il record mondiale al primo salto, fermando la gara per 40 minuti per pratiche di ufficialità.

5,22 mt, impossibile per me! 

Mi resi conto ancora una volta, di non essere alla pari delle mie avversarie. Loro hanno delle abilità fisiche superiori alle mie e, nonostante mi fosse chiaro fin dal 2014, con la prima classificazione internazionale, vederne così tante tutte assieme che facevano atletica da poco ed avevano già ottenuto risultati maggiori dei miei, mi fece arrancare.

Nonostante ciò entrai tra le sei finaliste, con tutti e 6 i salti, ma la mia gara finì al terzo. La tensione divenne insopportabile, e commisi vari errori tecnici. 

La misura migliore? 3.99m. Non era male in fin dei conti, considerando che avevo fatto il personal best 5 mesi prima di soli 7cm in più. Ma avrei voluto di più.

Fu dura accettare la sconfitta personale nel non essermi superata; ricordo in diretta RAI post-gara le lacrime di rabbia scrosciare dal mio viso, e la Caporale che tentava di consolarmi invano.

Già la settimana seguente, dopo essere tornata dall’esperienza che mi più mi ha arricchito e fatta maturare di tutti gli 8 anni nell’atletica, ridevo. Ridevo per la mia competitività, per la mia voglia di migliorare, per la mia caparbietà nel proseguire nonostante la categoria non mi rendesse giustizia.

Riflettei. Ero stata l’unica atleta con cerebrolesione acquisita ad aver raggiunto una finale mondiale nella mia categoria. Avevo la possibilità di continuare a segnare la strada per chi è come me e battermi per il diritto di avere una categoria che sia degna della nostra diversità; di ciò ne avevo parlato (a mia insaputa), il giorno dopo la mia gara, con un dirigente del World Para Athletics che fu molto comprensivo e mi assicurò che ciò che ci dicemmo non sarebbero rimaste a lungo parole invane.

Quindi nonostante la giornata storta, nonostante le preoccupazioni e nonostante il risultato finale di quella gara, sono soddisfatta di tutti i traguardi raggiunti negli anni che mi hanno portato dove sono ora, con una consapevolezza maggiore di ciò per cui mi voglio impegnare.


Francesca Cipelli

mercoledì 20 maggio 2020

RISVEGLIO - racconto di Matteo Tonutti #restiamouniti


Questo racconto, risalente ad una quindicina di anni fa, è un viaggio che ho fatto dentro di me grazie a Samuele. Samuele, allora quattordicenne, è un ragazzo non vedente che mi ha permesso di entrare nel mondo dello sport paralimpico. Sono ricordi forti che non si dimenticano. Grazie Samu! 

Matteo Tonutti
D.S. ASD Atletica 2000

Dentro un locale spagnolo. E’ qui che mi trovo con in mano un calice di vino rosso dal gusto che indefinibile; una via di mezzo tra confettura e conserva. Non è male, è strano.
Avevo chiesto un Cabernet, ma il barman: “Solo vini spagnoli” sciorinando una serie di nomi che non avevo né la voglia né la pazienza di ascoltare. “Senti fammi tu un nero”. “Un rosso corposo?”. “Va bene”.

Eccomi qui a fissare il bicchiere, il suo interno rosso sangue venoso. Una ragazza, credo sudamericana, ha tagliato il mio sguardo, ma stasera proprio non è sera.
Cerco di non rincontrare quegli occhi neri, mi nascondo dietro al bicchiere e alla musica assordante. Perdo lo sguardo, fisso nel vuoto, stando attento a non direzionarlo verso nessuno, non voglio che alcuno abbozzi un’occhiata interrogativa, voglio perdermi nei miei pensieri. Il casino che c’è m’aiuta nell’intento.
Cosa s è rotto?
Prima di tutto la cerniera, o meglio, l’affare che chiude la cerniera, la zip; s’è staccato tre volte, la quarta gli è stata fatale. Un piccolo pezzo di metallo s’è rotto definitivamente all’uscita dal cinema.
L’ho cercato nella penombra, l’ho trovato e ne ho constatato l’inservibilità.

Ma non è questo il problema.
Se si è rotto, se non si aggiusta, si può sostituire.
Non mi fa paura. Non mi preoccupa.
Ciò che invece mi ha messo in crisi è la domanda che, come una palla sommersa nell'acqua, d’improvviso è esplosa venendo a galla. All’uscita dal cinema, dopo la fine del film, quella domanda mi ha costretto ad uscire nel freddo, ad entrare in questo bar e a ordinare qualcosa da fissare e bere a piccoli sorsi.

La domanda è “Perché non me ne sono accorto subito?”
Mentre rigiro il triste liquido nella coppa riavvolgo il film e ne cerco il senso. S’intitola Lo scafandro e la farfalla.
Un brillante giornalista amato da donne, nel pieno del successo e dell’essere uomo a tutto tondo cade preda di un improvviso ictus dal quale si risveglia, ma che lo porta a vivere da vegetale.
L’unico suo contatto comunicativo col mondo è l’occhio destro (il sinistro macabramente gli viene cucito).
Imprigionato nel proprio corpo, uno scafandro da palombaro, stringe poco alla volta un nuovo legame con se stesso. Tramite l’affetto delle persone care (moglie, figli, amante, padre e amici) scopre dentro di sé di avere una farfalla in potenza, scopre che il proprio corpo è un bozzolo di cui, purtroppo, non può liberarsi ma che gli permette, allo stesso tempo, di entrare in contatto con una nuova realtà.
Assieme all’occhio scopre che non sono morte altre due cose importanti: la memoria e l’immaginazione. Col solo movimento dell’occhio impara a comunicare colmando quel vuoto abissale che, in un primo tempo, sembrava insostenibile.

Così scrive, o fa scrivere, un libro sulla sua nuova percezione della vita.
Scrive cosa può vedere un uomo che rimane attaccato all’essenza della vita, un uomo apparentemente vinto dalla vita, in realtà pieno di aspetti vitali che prima non riusciva e non era capace di cogliere.
Costretto all’immobilità, è costretto a vedere e rimpiange il fatto di non averlo fatto prima.
Muore, ma ha scritto un libro e ne avrebbe voluto scrivere altri.

Il vino è finito, ho già pagato, non mi attardo…
E’un film triste, soprattutto se lo si vede da soli, del resto ormai al cinema ci vado quasi unicamente da solo, e forse ciò è ancora più triste!
Non è questo che mi disturba, né il film, né la mia solitudine.
E’ il risveglio tardivo. Il risveglio tardivo che mi ha indotto la lettura del film.
La domanda ritorna: “ Perché non me ne sono accorto subito?”.

Da quanto seguo Samuele non so dirlo con precisione, forse cinque mesi.
Ha fatto tanti progressi.
Samuele è una ragazzo cieco o non vedente (non mi sono mai posto troppi problemi sui termini e del resto neanche lui) di quattordici anni.
Ha perso progressivamente la vista durante le scuole elementari.
Non l’ho mai sentito lamentarsi della sua situazione. Lui è vivo, è un ragazzo di quattordici anni e lo tratto come tale, senza sconti.
Lui voleva fare atletica, io ero disponibile ad allenarlo e insieme abbiamo detto “Proviamo!”.

Mi ha aperto un mondo.
Mi ha messo incrisi non tanto rispetto a cosa fare con lui, a come trattarlo, no.
Il problema è solo mio o era solo mio.
Ho dovuto riconsiderare il valore di tante cose che si vedono, che ci chiamano e ci distolgono da quello che siamo veramente. E mi fermo qui.

Stasera, nei vicoli con le pietre squadrate, non camminano assieme a me neanche questi pensieri. Sono accompagnato solo da un evento che probabilmente non avevo digerito, di cui non ne avevo percepito l’importanza.
Mercoledì sono riuscito a far correre più veloce del solito Samuele, ma parecchio più veloce!
Ho capito come modificare il suo assetto di corsa semplicemente cercando di fargli abbassare leggermente la testa (e quindi di inclinare tutto il busto) in avanti.
Gli ho detto che aveva le corna e che per caricare, come fosse un toro, la testa deve stare bassa.
Gli ho detto che avendo le corna ora avrebbe anche potuto in velocità andare a sbattere contro un palo, se si fossero rotte non sarebbe stata una grande perdita!

Ho rotto qualcosa in lui. Ho rotto qualcosa che ha aperto non una strada, non una radura, ma una valle o una regione. L’ho fatto correre veloce!
E, con voce rotta dall’emozione mi ha ripetuto più volte: “Non pensavo, non pensavo di riuscire a correre così veloce”. Me l’ha ripetuto più volte ma non mi è accesa la lampadina che avrebbe dovuto accendersi.
L’ho capito solo venerdì, dopo Lo Scafandro e la farfalla.

Dopo aver rotto definitivamente la zip del giubbotto. Dopo essermi reso conto che non era più raggiustabile.
Solo in quel momento ho capito che ho rotto qualcosa in lui, qualcosa si è rotto definitivamente e non è più riaggiustabile.
L’ho capito dal tono della frase che mi aveva ripetuto e che mi rintronava mentre cercavo per terra il pezzetto mancante della cerniera.

Mi sono reso conto che l’ho aiutato a rompere lo scafandro, il bozzolo.
E’ uscito farfalla e si è emozionato. Ha capito.
Ed io l’ho capito solo due giorni dopo, cazzo!

Per fortuna la prossima settimana rivedo Samuele.
Per fortuna c’è il mistero che non si può spiegare e si deve solo accettare.
Se non fosse così non avrei la forza né mentale né fisica di uscire da questo bar, rientrare nel freddo, accendere la macchina e partire con l’unico pensiero di arrivare a casa per poi scrivere questa storia.

Matteo Tonutti


via Friuli 16/b– 33033 Codroipo (UD) - asdatletica2000@gmail.com - www.atletica2000.it